Terra mia

Costa del Vesuvio: una destinazione turistica mancata

Non tutti sono a conoscenza dell’immenso patrimonio artistico e culturale che la Costa del Vesuvio possiede. Parliamo della fascia costiera che va da San Giorgio a Cremano a Castellammare di Stabia, includendo Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata e Pompei.
Queste città hanno in comune diversi fattori, come la morfologia territoriale, data dalla presenza di mare e montagne, e la cultura di un popolo che ha da sempre vissuto in prossimità di uno dei vulcani più celebri e pericolosi del mondo: il Vesuvio. Quest’ultimo ha anche ispirato i racconti di viaggio di tanti scrittori italiani e stranieri, come Leopardi, Goethe, Chateaubriand e Baudelaire.

Oggi la Costa del Vesuvio conserva lo stesso charme che ha affascinato gli artisti delle epoche passate, quello di un territorio che ha tutte le caratteristiche per diventare una destinazione turistica d’eccellenza. Il patrimonio culturale e naturale, la storia, le tradizioni, il folklore, la gastronomia, potrebbero essere alla base dello sviluppo di più tipi di turismo.

Si potrebbe promuovere un turismo culturale grazie alla presenza di scavi archeologici risalenti a più di mille anni fa (Pompei, Ercolano, Stabiae), e delle ville borboniche del 700, che formano un percorso chiamato Miglio d’Oro. Inoltre secondo uno studio del 2016, realizzato dal ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Campania è la seconda regione, dopo il Lazio, che attira il maggior numero di visitatori per i suoi siti culturali. Ne è un esempio Pompei che è il patrimonio culturale più visitato d’Italia, dopo il Colosseo.

Un altro tipo di turismo sul quale si potrebbe fondare una solida economia è il marittimo. La zona costiera di questo territorio misura in totale 25 km, di cui 2,5 km sono occupati dai porti, 5 km dalle abitazioni dei centri storici, e 6 km da fabbriche e industrie abbandonate o parzialmente in uso. Restano quindi poco più di 10 kilometri disponibili per poter promuovere un’offerta turistica marittima tramite un lavoro di bonifica di tutto il waterfront.

Il territorio della Costa del Vesuvio potrebbe alimentare la propria economia semplicemente puntando sulla valorizzazione di ciò che madre natura gli ha offerto. Basti pensare ai monti che la circondano, o al Vesuvio, che offrono panorami incomparabili e sentieri di trekking che potrebbero portare alla promozione di un turismo naturalistico. Ne è un esempio il “Sentiero degli dei”, uno dei più conosciuti, a circa 550 metri di altitudine. Questo sentiero, lungo 10 km, si trova a strapiombo sul mare e permette agli escursionisti di ammirare un panorama mozzafiato sulla costiera Amafitana.

A favore di questo tipo di turismo vi è anche la presenza di una funivia che collega la città di Castellammare di Stabia al Monte Faito, recentemente messa in funzione dopo anni di lavori. Oggi la montagna si presenta ancora troppo spoglia e mancante di infrastrutture adatte ad accogliere i turisti.

Inoltre tanti sono i prodotti locali eno-gastronomici e artigianali che potrebbero attirare i visitatori e contribuire alla creazione di un’offerta turistica varia. Ad esempio Torre del Greco è conosciuta per la produzione artigianale di gioielli provenienti dalla lavorazione della roccia magmatica e del corallo. Per non parlare dei prodotti campani DOP riconosciuti a livello nazionale e internazionale come la mozzarella di bufala, i pomodori, la pizza, la pasta di Gragnano, l’olio, il vino prodotto dalle vigne del Vesuvio e così via.

Un altro punto di forza di questo territorio è costituito dalle acque termali che per anni hanno attirato turisti da tutta la regione, affollando in particolare le strade di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. Quest’ultima possiede due strutture, le antiche e le nuove terme, destinate al benessere e alle cure termali, dove confluiscono ben 28 sorgenti naturali. La costruzione della struttura più antica risale al 1836, anche se le sorgenti furono scoperte molti secoli prima durante l’epoca romana, quando Ferdinando I di Borbone fece analizzare le acque rivelandone le qualità benefiche. Nel corso del XIX secolo le terme di Castellammare conobbero un grande boom di visitatori che vi si recavano anche solo per poter bere un bicchiere di acqua sulfurea o acidula. Oggi, dopo circa 10 anni di lavori di ristrutturazione, le antiche terme restano parzialmente accessibili. Le Nuove terme furono inaugurate nel 1964, dotate di un centro medico per curare le malattie respiratorie, del fegato, della pelle e l’obesità. Qualche anno fa, esse sono state chiuse per fallimento a causa di mancanza di fondi pubblici ed oggi somigliano più ad un ospedale abbandonato fuoriuscito da un film degli orrori.

Infine, lo scopo di questo articolo è quello di mettere in evidenza la realtà paradossale della Costa del Vesuvio e di innescare una sorta di consapevolezza nei lettori mostrando loro le bellezze e il patrimonio di questo territorio che ha tanto da offrire, ma che vive tutt’oggi in uno stato di abbandono. Gli studi dell’ISTAT e dell’Osservatorio del turismo Italiano dimostrano che i visitatori stranieri iniziano a rendersi conto del patrimonio campano, accorrendo sempre più numerosi. In effetti, nonostante le regioni centro-settentrionali, come Veneto, Lazio, Toscana o Trentino, registrino maggiori arrivi turistici, le regioni meridionali, come Campania, Basilicata e Puglia, hanno riscontrato negli ultimi anni un tasso di crescita molto più elevato rispetto alle prime.

Ancora un volta è possibile confermare il grande valore della Costa del Vesuvio legato alla possibilità di creare un polo turistico di eccellenza. Tutto ciò che manca oggi affinché esso si sviluppi è la presenza di un piano strategico che includa progetti concreti su tutto il territorio, realizzabile solo attraverso il coinvolgimento e la cooperazione delle amministrazioni pubbliche locali e della regione.

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