Europa,  Vivere a Paris

Italiani all’estero: le abitudini più comuni

Nell’articolo precedente ho affrontato a grandi linee il fenomeno della fuga di cervelli riguardante la partenza degli italiani che vanno alla ricerca di fortuna e lavoro all’estero. (Vi invito a leggerlo se volete saperne di più, cliccando su questo link).

Nelle seguenti righe resterò più o meno nello stesso tema, parlandovi, in particolar modo, delle abitudini che noi italiani tendiamo a conservare anche quando siamo lontani da casa. 

Premetto che è importantissimo adattarsi e impregnarsi della cultura del paese ospitante, senza presunzione o pregiudizi.
Di solito, soprattutto durante i primi mesi di esperienza all’estero abbiamo voglia di provare di tutto, dalle esperienze al cibo che non troviamo in Italia.
Col passare degli anni però iniziamo a sentire la mancanza dei sapori di casa e iniziamo così a cercarli dappertutto o a fare in modo che arrivino da noi direttamente dall’Italia.
Queste due fasi della vita di un italiano all’estero sono capitate anche a me, in Francia, e sono sicura che tutti gli italiani che vivono in altri paesi, condivideranno il mio punto di vista.

Inoltre, in Francia esiste una comunità italiana molto vasta, per cui è semplice sentirsi a casa o anche incrociare per caso persone con il nostro stesso accento.
Secondo il “Rapporto Italiani nel mondo 2010” della Fondazione Migrantes, sono circa 370000, e una buona parte di essi si trova a Parigi. Se facciamo un giro su Facebook, tra i vari gruppi di “italiani a Parigi”, possiamo farcene subito un’idea, notando che alcuni di essi hanno quasi 30000 iscritti.  
Infatti è proprio nella capitale francese dove si svolgono il maggior numero di eventi italiani, come concerti o spettacoli di teatro, e dove si trovano ristoranti e pizzerie italiane dietro ogni angolo.

Ma quali sono le abitudini che noi italiani ci portiamo all’estero?

In particolare noi napoletani, abbiamo bisogno di conservare alcuni « riti sacri » senza i quali non riusciremmo a vivere, come la pizzeria di fiducia, il caffè o la partita del Napoli.

IL CIBO È VITA

Iniziamo dal ruolo che la cucina italiana ricopre nelle nostre vite.
Il cibo per noi è sacrosanto! La pasta ci deve sempre essere sulle nostre tavole, cucinata per bene e al dente. Certo, ci mancano le ricette, quelle pesanti, delle nostre nonne o mamme, o i pranzi interminabili della domenica che finivano sempre verso le 17h col vassoio di dolci misti e il bicchierino di grappa.

Eh si… Noi al cibo ci teniamo molto! Se non compriamo la pasta di Gragnano (Capitale europea della pasta, io ci sono nata;) ), o la passata di pomodori Mutti, i nostri piatti non possono definirsi tali. 
Perfino il caffè se non è fatto con la caffettiera napoletana centenaria, tramandata di generazione in generazione, non è un caffè che si rispetti.
Ci improvvisiamo chef, cercando di tramandare le nostre ricette preferite, (nel mio caso la parmigiana di melanzane, ma quella di mia madre è insuperabile!)

Per fortuna, qui a Parigi, ci sono tantissimi posti dove è possibile comprare prodotti italiani, come il grande “Supermercato italiano” Eataly, vari ristoranti e pizzerie gestite da napoletani, (vi consiglio assolutamente di andare da Popolare o Felicità dove la pizza è proprio come a Napoli). (Ecco alcuni ottimi ristoranti italiani a Parigi)
L’unico problema, rispetto all’Italia, è che se qui si vuole mangiare del vero cibo italiano, bisogna investire in un budget un po’ più alto. Per esempio la Margherita meno cara che ho mangiato l’ho pagata 9€/10€, mentre a Napoli costa tra i 3€ i 4€ massimo. Ne vale la pena, però di sicuro non vado a mangiarla tutti i sabato in pizzeria, piuttosto la cucino io a casa! (Ci siamo particolarmente specializzati durante la quarantena).

E se proprio non riusciamo a trovare i prodotti italiani che amiamo o pensiamo che siano troppo cari, la soluzione c’è: la valigia del ritorno o il pacco da giù. 

La valigia del ritorno resta spesso la nostra salvezza! Ovviamente parlo di quella valigia che, per il viaggio di andata in Italia è sempre quasi vuota, a parte qualche vestito e dei regali per la famiglia, ma quando ripartiamo, la riempiamo così tanto che preghiamo affinché l’hostess al check-in sia così gentile da non farci pagare i kg di troppo. 
E di cosa carichiamo questa valigia? 
Ovviamente di cibo e prodotti tipici italiani. 
Per esempio nel mio caso, la prima cosa che pongo accuratamente in valigia sono dei provoloncini affumicati sottovuoto che mia madre compra direttamente in salumeria, o il limoncello di Sorrento, o ancora il caffè Borbone.

La seconda opzione, meno faticosa, è il famigerato « pacco da giù ». Potete prepararlo voi prima di partire o chiedere ai vostri genitori e riempirlo di tutte le prelibatezze della nostra amata terra.
Personalmente opto spesso per questa scelta e lo ricevo sempre in pochi giorni. 
Si tratta anche di una soluzione abbastanza economica, ed è possibile farlo su diversi siti. Quello che io uso si chiama spedire adesso, e permette di mandare pacchi fino a 50 Kg.
Ogni volta che ne ricevo uno è come se fosse Natale, anche perché i miei genitori lo caricano di tutto e di più.

Dopo questo lungo, ma fondamentale, paragrafo sul cibo passiamo a qualche altra abitudine che sono sicura accomuni tutti gli italiani residenti all’estero.

Le chiamate e videochiamate interminabili con la famiglia

Quante volte siamo rimasti al telefono ore e ore con nostra madre spiegandole tutto quello che abbiamo mangiato, convincendola del fatto che non stiamo dimagrendo e che stiamo crescendo sani e forti. Lei inizia a raccontarci a sua volta tutto quello che ha cucinato durante tutta la settimana, tra dolci, primi e secondi piatti, per filo e per segno. E infine non manca mai la spiegazione delle ricette, sempre nei minimi dettagli con frasi del tipo:« aggiungi un filo d’olio, mezzo burro o un bicchiere di latte ». 

Il quartier generale della birra

Sono sicuri che tutti, in qualunque città del mondo, abbiamo un nostro quartier generale della birra. Un luogo di ritrovo, spesso un bar o un pub, dove ci riuniamo con i nostri amici o colleghi dopo il lavoro.
Io ne ho cambiati tanti qui a Parigi, in base al quartiere che frequentavo in quel momento. Spesso si è trattato anche di locali Italiani dove andavo a prendere un vero caffè ristretto. Oggi il mio preferito si trova in una stradina perpendicolare agli Champs Elysées… Eh si sono passata ai quartieri di lusso… 

La partita del Napoli

Premetto che questa abitudine non mi appartiene perché non sono particolarmente tifosa, ma sono sicura accomuni molti italiani all’estero.
Mi é capitato pero di ritrovarmi in bar o pizzerie dove c’erano solo napoletani a guardare la partita di coppia Italia. L’atmosfera è sempre indescrivibile.
Un solo cuore una sola fede! Non importa quanto siamo lontani da casa, la partita del Napoli non può mancare. E quando è vista in compagnia di altri confratelli napoletani i cori sono d’obbligo.

Infine trovo che tutte queste abitudini di cui ho deciso di parlare, dimostrino quanto amiamo condividere la nostra cultura e quanto siamo legati alle nostre origini. Finché restiamo a casa tutto resta scontato, non ci accorgiamo di quelle piccole consuetudini che riempiono le nostre giornate. Quando invece andiamo via, ci rendiamo conto che ne abbiamo veramente bisogno… Che malgrado partire sia stata una nostra scelta, in fondo la nostra terra ci manca, e tutto quello che possiamo fare per sentirci un po’ a casa è mantenere alcune delle nostre abitudini più care. 

PS: Se voi italiani che vivete all’estero ne avete altre, che non ho citato o che volete condividere, non esitate a farlo nei commenti qui sotto 😉 

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