Africa

Seychelles: “il Paradiso Terrestre”

Oggi ho deciso di parlarvi della mia vacanza alle Seychelles durata 10 giorni. Siamo partiti in due, io e il mio ragazzo Sascha, e siamo stati ospitati da una nostra cara amica, Nadine, che vive lì.

Abbiamo viaggiato con Air France e il biglietto ci è costato circa 700 euro, è possibile anche trovarlo a meno tra i 500 e i 600 euro. Noi l’abbiamo comprato a marzo per partire ad ottobre. Il nostro budget sul posto è stato di circa 750 euro, calcolando che non abbiamo pagato l’hotel e la maggior parte delle volte abbiamo cenato con la famiglia di Nadine. È stata una bella esperienza culinaria poiché sua madre ci ha fatto assaggiare tantissimi piatti tipici delle Seychelles e delle Filippine. 

Qualche informazione sul paese

Alle Seychelles tutti parlano inglese e creolo, in molti parlano anche francese, visto che sono stati colonizzati dai francesi e dagli inglesi. Dal 1976 le Seychelles sono uno stato indipendente dove vige la repubblica semipresidenziale. Si trovano a 1600 km a nord est del Madagascar, nel bel mezzo dell’oceano Indiano e contano un arcipelago di 115 isole, divise tra granitiche e coralline. La vicinanza all’equatore fa sì che il clima sia tropicale, caldo tutto l’anno, infatti le temperature giornaliere variano tra 24° e 30° e l’acqua ha una temperatura di circa 26°. L’anno si divide in due stagioni principali, una piovosa e umida che va da novembre a marzo e un’altra secca e un po’ più fresca che va da maggio a ottobre. 

Una volta sul posto è indispensabile affittare una macchina, non conosco esattamente i prezzi, ma ve lo consiglio poiché non ci sono molti trasporti pubblici. Circolano solo degli autobus (TATA, made in India), abbastanza vecchi, a orari non sempre regolari. Poi è importante avere la macchina per essere autonomi e andare dove si vuole e quando si vuole. Noi ancora una volta siamo stati fortunati, perché Nadine, ci ha prestato la sua piccola Suzuki durante tutta la vacanza, grazie alla quale abbiamo visitato tutta l’isola di Mahe. 

Sappiate che alle Seychelles si guida a destra, come in Inghilterra!
All’inizio non è stato semplice tenere la sinistra, ma poi già dopo qualche ora mi sono abituata. Poi c’è da dire che a rendere il tutto più complicato c’erano le curve e le strade dissestate spesso strette, senza parapetto! Ricordo ancora di quando ci ritrovammo lungo una strada piena di buche, strettissima, dove da un lato c’era la scogliera et dall’altro un fossato, era come guidare su un ponte senza barriere ai lati… insomma penso di aver reso l’idea.  La paura era tale che non provai neanche lontanamente a fare retromarcia o inversione.

Ma ora passiamo all’itinerario… (visto che ho tantissime cose da raccontare, lo dividerò due articoli, buona lettura!)

Day 1

Atterrati il 2 ottobre a Victoria verso le 7 del mattino, subito incontrammo Nadine fuori all’aeroporto che ci accompagnò fino in centro città. Decidemmo di dedicare questa prima giornata, malgrado la stanchezza del viaggio, alla scoperta di Victoria, capitale e unico grande centro abitato delle Seychelles.

C’è da sapere che Victoria è la capitale più piccola del mondo con circa 25000 abitanti, centro politico, economico e amministrativo del paese. Tutti gli isolani ogni mattina alle 8 si recano in città per lavorare, per cui se non si scende di buon’ora, si rischia di rimanere bloccati nel traffico della città per ore. 

Ci inoltrammo quindi, a piedi, per le vie di questa città e in un giorno riuscimmo a visitarla tutta. Pausa pranzo in un tipico ristorante nei pressi del mercato e nel pomeriggio direzione giardino botanico, dove facemmo conoscenza per la prima volta con le tartarughe di terra e i pipistrelli giganti, “susurì” in creolo. 

Questi pipistrelli, detti anche volpi volanti per il pelo rossiccio, sono fruttivori, assolutamente innocui per l’uomo e possono avere un’apertura alare fino a 1,80 m. Si intravedono a qualunque ora del giorno nel cielo o appesi ad alcuni alberi dall’alto fusto e sono davvero carinissimi. Fate attenzione se ne vedete volare sopra le vostre teste perché quando mangiano lasciano cadere i frutti vuoti, quindi rischiate di prendervene uno in testa. Noi ci siamo andati vicini! 

ph: Marialuisa Serpico
Ph: Marialuisa Serpico

Le tartarughe invece si trovano in un recinto al centro del parco, per accarezzarle e farsi le foto si paga. Non ve lo consiglio se avete previsto di andare all’isola di “La Digue” dove potete dar loro da mangiare senza pagare o all’isola “Moyenne” dove potrete avere un incontro molto ravvicinato poiché girano per il parco in completa libertà. Sono erbivore, ma attenzione alle dita, hanno dei denti abbastanza affilati.

Day 2

Il secondo giorno ci svegliammo con calma e visto che era la prima volta che guidavo a destra, decidemmo di non allontanarci troppo e di visitare la costa sud ovest, più vicino casa. 
C’è da dire che dall’appartamento della mia amica si vedeva già il mare azzurrino e non vedevamo l’ora di andare ad esplorare le spiagge. 

La prima spiaggia dove ci fermammo fu “Anse Goulette”, in una piccola baia deserta, con sabbia bianca, grandi palme, dove passammo un’oretta, divertendoci a fare foto appesi alle palme pendenti verso il mare.

In seguito andammo ad “Anse Takamaka”, lì ci fermammo per più tempo. La spiaggia era semplicemente bellissima con sabbia bianca – come quasi tutte le spiagge delle Seychelles – e i tipici scogli di granito dalle forme più strane e originali, l’acqua era azzurra e cristallina. (Credo che sia stata una delle mie preferite!) Dopo un bel bagno pranzammo in un ottimo ristorante creolo, consigliatoci dal padre di Nadine, “chez Batista”, che si trovava proprio sulla spiaggia.

Anse Takamaka – Ph: Marialuisa Serpico

Ovviamente se andate alle Seychelles approfittatene per mangiare pesce, sempre fresco!  Io presi del pesce grigliato, credo fosse il pesce pappagallo, e Sascha ordinò uno “steak” di squalo dal sapore molto definito! E prendemmo anche frullati di frutta fresca tropicale. 

Dopo pranzo visitammo una spiaggetta chiamata “Petit Police”, una delle più a sud. Impossibile farsi il bagno a causa della forte corrente e degli scogli. Secondo google maps ce n’era un’altra un po’ più avanti, chiamata “Grand Police”, e decidemmo di arrivarci a piedi poiché la strada era impraticabile con la macchina. Ci ritrovammo dinnanzi ad una spiaggia selvaggia e completamente deserta. Era pericoloso bagnarsi, passammo quindi un po’ di tempo ad ascoltare il rumore del mare e ad osservare le onde che con impeto andavano a infrangersi contro gli scogli.

Anse Petite Police – Ph: Marialuisa Serpico

Non dimenticate di dare un’occhiata al video del viaggio 🙂

To be continued…

Ritrovate in questo articolo la seconda parte del viaggio 🙂

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